Appunti di viaggi, appunti di incontri, appunti di relazioni, appunti di lezioni, appunti di giochi, appunti di spettacoli, appunti di città, appunti di amicizie, appunti di…
Fuori dalla sua vita professionale il Dome, ha sempre sentito bisogno di esprimere ciò che accadeva attorno a lui, con estrema libertà creativa, utilizzando il disegno e la fotografia come linguaggi comunicativi a lui più consoni e piacevoli.
Ha infatti documentato situazioni, incontri, camminate, parte del mondo nei vari paesi da lui vissuti e visitati, usando il disegno a volte colorato, a volte acquerellato, altre volte pennarellato. Alcuni disegni dalle luci soffuse, mostrano le attese, spettacoli, personaggi reali o fantastici a cui lui ha saputo dare una loro entità, la vita, un volto, dove spesso utilizzava fogli intestati con l’indirizzo di un hotel cioè quella carta lasciata nelle camere agli ospiti…
Ciò potrebbe significare la necessità impellente di documentare, raccontare alcuni momenti vissuti, pensieri, emozioni, incontri …
Conobbi Dome alla fine degli anni settanta: lui lavorava per l’allora DOS (Dipartimento Opere Sociali del Canton Ticino) in via Orico 5 a Bellinzona, mentre io vivevo e avevo il mio atelier nella stessa strada al numero 1 e ci separava solo una casa.
Un giorno mi venne a trovare e mi chiese se potevo sviluppargli alcune pellicole in bianco e nero (35 mm), e se potevo stampargli dei provini a contatto. Allora non avevo un commercio aperto al pubblico, ma da subito al primo contatto lui mi era risultato simpatico e speciale, così che accettai in via eccezionale di diventare il suo referente artigiano di laboratorio.
Scoprii immediatamente con enorme piacere la sua passione per la fotografia: mentre più sviluppavo e stampavo i suoi provini, più m’incuriosiva la sua persona. Sovente infatti mi interrogavo sul fatto di come un personaggio molto colto e del suo status potesse affrontare la fotografia con tanta passione e a sua volta fosse in grado di raccontare attraverso le immagini, una parte del suo mondo, utilizzando questo linguaggio alternativo e sperimentale.
Dome era molto attento alla fotografia di Robert Frank, Duane Michals, quella di Robert Doisneau, Brassan, Helmut Newton, Sebastiao Salgado…, quella che ci permetteva di assistere al passaggio dall’analogico al digitale.
Con lui ho avuto il piacere di poter riflettere quasi come con un vero “collega” sugli anni dove la sperimentazione fotografica abbracciava vari campi comunicativi ereditati da fotografi come Henri Cartier Bresson, (i tempi della agenzia Magnum), dove si doveva prima pensare per poi realizzare l’immagine, al contrario di quanto accade oggi, dove si fa senza sapere bene cosa, per poi cercare di pensare. Insomma mi riferisco agli anni dove la fotografia aveva ancora un odore, un indirizzo, un valore, oggi purtroppo rimasto a pochi.
Dopo alcuni mesi di dialogo con Dome gli diedi una copia delle chiavi per poter accedere al mio atelier e utilizzare la camera oscura; la proposta è stata da subito molto ben accetta da lui che passava ore infinite, notti al buio solo con piccole luci soffuse (giallo-rosse) utilizzate in laboratorio per non intaccare l’emulsione sensibile delle carte fotografiche.
Più volte arrivavo in atelier alla mattina e lui era ancora chiuso in laboratorio: quando apriva la porta della camera oscura usciva un odore speciale dato dal miscuglio di acidi usati per lo sviluppo, il fissaggio, acido acetico, misti all’aroma dei suoi cigarillos e l’odore di alcol che lui utilizzava per disinfettarsi le mani, il tutto avvolto in una densa nuvola di fumo !!!
Son certo che la sua era una vera passione che potenziava capacità innate, che le hanno consentito di arrivare a creare immagini astratte e surreali che potevano uscire solo dalle sue mani. Ancora oggi nella mia camera oscura si trovano cartoncini neri di differenti forme che Dome usava per ombreggiare parti scure o viceversa, oppure per mascherare parti dell’immagine o per inserirne un’altra, in una stampa fotografica.
Negli anni 80 inizia tra di noi una vera collaborazione professionale per le campagne informative e preventive (es. il piatto della salute) che il Dipartimento dirigeva, con il supporto grafico di Fulvio Roth.
Non mi resta che dire Grazie Dome, per avermi consentito di partecipare e condividere con una parte della tua immensa creatività.
In questa occasione mi sento onorato di aver potuto contribuire a rendere pubblico parte del tuo lato creativo, Grazie anche ai famigliari per avermi permesso in qualità di amico di “frugare nei suoi archivi fotografici e pittorici”.
Alfonso Zirpoli – Fotografo